Vivaci o iperattivi??

I nostri figli fanno esattamente il contrario di quanto gli abbiamo detto?
Sembra proprio che ci stiano sfidando? Cara mamma e caro papà è tutto ok!! Significa solo che stanno crescendo. Attenzione però a non sfidarli a loro volta!

Talune volte la disobbedienza di un bambino può nascere anche da un suo disagio. I nostri figli hanno, di sicuro, bisogno di limiti e regole ma anche di ascolto e di fiducia. Per entrare in sintonia con loro è necessario comprendere le loro ragioni e le loro richieste più profonde. Se si urla troppo o se si fanno troppe domande o eccessive raccomandazioni, si possono ottenere forti resistenze. Un bimbo attraversa due momenti del “no” durante la sua crescita, entrambi fondamentali per il suo sviluppo psicologico e per definire la sua identità: il periodo che va dai 2 ai 3 anni e poi durante l’adolescenza. Intorno ai due anni di età i bambini iniziano ad utilizzare una parolina magica “NO!”, dalla quale sono particolarmente affascinati, tanto da usarla continuamente. Questa parolina magica ha il potere di portare allo sfinimento chi si occupa di loro.
Su è tardi bisogna andare a letto…. NO!! Basta Tv..…No!! Non mangiare ora, tra poco pranziamo….NO!!
Importante è capire il significato di questi “no”. Tale fase definita dagli psicologi “crisi di opposizione”, è in realtà fondamentale per lo sviluppo psicologico ed emotivo del bambino, difatti è grazie ad essa che il bambino inizia a muovere i primi passi verso l’autonomia. Opporsi all’adulto è la condotta che il bambino mette in atto per soddisfare il suo desiderio di indipendenza definendo volta per volta la sua personalità. Dunque i suoi “no” non sempre devono essere letti come un rifiuto.
Cari genitori un po’ dobbiamo rassegnarci a questi “no” e cercare di imparare delle strategie per meglio fronteggiarli. Innanzitutto non significa che dobbiamo dargliela sempre vinta, un comportamento di questo tipo potrebbe essere dannoso per il sano sviluppo del bambino. Nostro figlio ha bisogno di sentire che ha di fronte una personalità più forte, che sa contrastarlo e che da prova di fermezza. E’ proprio questo, caro genitore, che da sicurezza al bambino. Un adulto che fissa dei limiti permette al bambino di imparare a gestire le piccole frustrazioni che ne derivano, le cosiddette frustrazioni ottimali. Risulterà poi essere la giusta palestra per capire come gestire quelle più grandi, che arriveranno inevitabilmente nel corso della sua vita. I bambini hanno bisogno di conoscere, senza contraddizioni, ciò che possono o non possono fare e devono comprendere che esistono degli aspetti su cui non possono decidere da soli, ma anzi devono far riferimento ai propri genitori. Se avvertiranno tutto ciò, i nostri figli non solo si sentiranno più sicuri e protetti, ma impareranno a gestire le proprie insoddisfazioni e a non fare sempre i capricci.
Vi chiederete a tal punto: ok! d’accordo!! Ma come fare ??
Come sempre, bisogna trovare un giusto equilibrio ed evitare gli estremi. In primis non cedere alla provocazione e tentare di trovare la giusta alchimia tra il “lasciar fare” e l’essere troppo esigenti. Armiamoci di tanta pazienza… il bambino non sa ancora controllare bene le sue azioni e le sue parole, ma noi adulti, si. Dunque teniamo le redini del gioco e scriviamo le regole, il più possibile con calma, riuscendo a non cadere nella tentazione di alzare la voce, come ogni tanto purtroppo succede a tutti. La parola d’ordine resta autorevolezza e fermezza, importante è riuscire a mantenere il ruolo e definirne i limiti. La tesi, che ahimè oggi spopola, che definisce il genitore amico del figlio, a mio avviso crea una gran bella confusione, in un momento in cui è proprio la chiarezza dei ruoli a rappresentare la chiave di volta. Difatti è utile tener presente che sono proprio i limiti e le regole che ci rendono sicuri di agire, sia da piccoli che da adulti.
Dinanzi ai suoi rifiuti e alle successive disubbidienze, chiarite brevemente perché è proibito fare quella determinata cosa, senza lunghe trattative e patteggiamenti. Se l’opposizione continua, porre fine alle discussioni e far comprendere al bambino che, voglia o non voglia,  si fa come stabilisce mamma e papà. Dunque la ricetta ottimale è: dar prova di pazienza all’inizio e poi con fermezza stabilire il limite. Parola d’ordine: coerenza!!
Se l’opposizione è transitoria e legata alle suddette fasce di età non bisogna dunque preoccuparsi. Altra cosa è se il rifiuto e l’opposizione sono presenti in modo massiccio e continuo in altri momenti della crescita del bambino.
Dietro un bambino con un comportamento problematico si cela, in genere, un messaggio di grande sofferenza che passa purtroppo inosservato.
Tale tipo di comportamento può essere solo la punta di un iceberg dove sotto il livello manifesto fluttua silente la storia di un bambino che per sentirsi considerato ricorre a comportamenti fortemente oppositori, quali capricci, monellerie e a scuola potrebbe risultare oltretutto l’artefice di atti di bullismo.
Se il bambino in determinate fasi dello sviluppo, come chiarito in precedenza, si oppone a tutto, il comportamento, nei limiti, è da considerarsi un tentativo di costruire un’ autonomia, bensì fuori da tali fasi, l’autonomia basata solo sul conflitto e l’opposizione non riesce a modellarsi ne in maniera valida e ne in maniera sufficiente. Se ho sempre bisogno di uno scontro con qualcuno per sentirmi e dimostrare di essere “persona”, dipenderò continuamente da quel qualcuno. L’indipendenza vera ed autentica si fonda invece sul sentirsi supportati, valorizzati e innanzitutto rispettati. A volte pretendiamo il rispetto dai bambini, ma diamo per scontato che non sia doveroso dargliene!
Per interrompere quel ciclo riverberante di scontro e risentimento è necessario non mettere in campo un braccio di ferro, ma impegnarsi ad assumere un atteggiamento paziente, volto a far emergere quel messaggio nascosto che si cela dietro la provocazione. Bisogna trovare il modo di stringere un’alleanza con i nostri figli, altrimenti li forzeremo a costruire uno schema comportamentale incentrato sull’opposizione e il conflitto che utilizzeranno poi, anche nelle loro future relazioni.
Tutto ciò può essere stabilito solo dopo con un accurato approfondimento.

 

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