Quando litigano sempre.

Chi da piccolo non ha, almeno una volta, litigato con la propria sorellina o col proprio fratellino? I motivi scatenanti possono essere diversi e variegati, si va dai piccoli dispetti alle prepotenze sino ad arrivare a calci, pugni, morsi e tirate di capelli. La gelosia rappresenta una delle più frequenti cause.

Tra i duri compiti di un genitore vi è anche quello di doversi districare e placare le continue liti dei propri figli ed è vano pensare che possa esistere una strada per riuscire a sfuggire a tutto ciò. Purtroppo i bisticci e i battibecchi sono quotidiani e i motivi d’innesco alla lite possono trarre origine da diversi aspetti, ma solitamente il motore scatenante è proprio la gelosia. Ecco che un gioco o l’uso del computer o del semplice bagno diventano terreno di scontro. Mamma e papà si trovano a quel punto tirati dentro a quel conflitto e cercano in ogni modo di trovare una soluzione pacifica, ma spesso a loro volta restano incatenati e prigionieri nella battaglia.
Risulta funzionale ed efficiente che un genitore impari ad accettare che i propri figli litigano, difatti è nella naturalità delle cose che la relazione fra fratelli sia contrassegnata da situazioni di grande confusione che vedono l’alternarsi, anche in modo molto repentino, di quei binomi dicotomici quali egoismo/generosità, dolcezza/rabbia. I bambini in qualche modo quando sono a casa percepiscono una situazione competitiva e cercano pretesti per scatenare la lotta. Diventa ciò un buon momento per mettere in campo emozioni diverse, per difendere le proprie ragioni ma anche per conoscere che esistono quelle degli altri. Oltretutto i bambini durante lo scontro col proprio fratellino valutano sia la propria forza ma anche quella dell’altro, ed imparano, pian piano, a gestire il possibile insuccesso e la frustrazione che ne deriva.
Un genitore in tali occasioni dovrebbe evitare i confronti al negativo con l’altro figlio, frasi del genere: “ vedi se non sei sempre tu a fare il prepotente!” oppure “guarda com’è brava tua sorella!”, andrebbero cestinate. Il bambino di conseguenza potrà sentirsi tradito ed incompreso e potremmo paradossalmente sortire un effetto contrario. Piuttosto che sminuire, facciamo invece notare le cose che ciascuno dei nostri figli sa fare meglio: “guarda, amore, come sei stato bravo a riordinare la tua stanza, come tuo fratello che l’altro giorno è stato bravo a finire presto tutti i compiti”. In tal modo cerchiamo di calmarli e se proprio vogliamo intrometterci nella diatriba, scegliamo per ogn’uno momenti diversi e sedi separate. Cari genitori tale accortezza non solo ci permette di dare a ciascuno la giusta attenzione, che spesso è il vero contenuto del contrasto, ma manteniamo oltremodo la dovuta neutralità.
Se i bambini sono ancora in età prescolare e dunque ancora impreparati a misurare le loro condotte ed uno dei due è sul serio più prepotente ed aggressivo dell’altro, è bene controllarli ed evitare che semmai il più debole venga poi picchiato. I bambini non devono essere necessariamente degli alleati, dobbiamo imparare anche a rispettare le loro emozioni. Potrebbe accadere che più li costringiamo a condividere e più gli aumentiamo il disagio. Quando desidereranno giocare insieme, i bambini lo stabiliranno da soli.
Non dimentichiamo che i nostri figli ci osservano. È bene dispensare buoni consigli ma è opportuno anche dare il buon esempio. Se proprio dobbiamo litigare con qualcuno, evitiamo di farlo quando sono presenti e se interveniamo nelle loro liti cerchiamo di non gridare a nostra volta, potremmo perdere in credibilità.

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