Ma perché non mi ascolta??

 

Nel ciclo vitale della famiglia arriva ad un certo punto un momento di grande confusione e tumulto. Accade quando i nostri figli iniziano ad entrare in quella fase di crescita, complicata e ricca di cambiamenti, definita adolescenza. Le risorse fondamentali che aiutano un genitore a comprendere il cambiamento in atto sono di sicuro l’ascolto emotivo e la fiducia nel proprio ruolo genitoriale.

Una tra le domande più ricorrenti formulate agli psicologi in merito alla grossa difficoltà che i genitori riscontrano nel voler instaurare un nuovo dialogo col proprio figlio è “cosa devo fare per aiutarlo a stare meglio?”. A questa domanda segue spesso: “perché si comporta così?”

I due interrogativi sono strettamente interconnessi, difatti è proprio la comprensione che ci permette di capire come comportarci.

Ciò che consente ad un genitore di conoscere il proprio figlio (e ad ogni persona di conoscere l’altro) è la capacità di essere empatici, vale a dire il saper ascoltare l’altro attraverso le sue emozioni. Occorre portare la comunicazione ad un livello più profondo e autentico. Ci si riesce solo se ci mettiamo in discussione e rivalutiamo le nostre esperienze, di figlio e di genitore. E’ una di quelle poche strade che offre l’opportunità di trovare le giuste analogie e le indicazioni che permettono la comprensione di ciò che passa nella mente di nostro figlio.

Detto in questi termini sembra tutto un po’ complicato, ma di certo non impossibile!! Serve unicamente un buon allenamento.

Solitamente l’empatia è una risorsa presente in ogn’uno di noi, ma va costantemente allenata.

Quando un genitore riesce a fidarsi di sé stesso e delle proprie capacità di ascolto emotivo, trova con spontaneità la strada migliore da intraprendere.

Risulta comunque innegabile che quel distacco emotivo che ci impongono i nostri figli procuri del dolore e dei timori. Il modo migliore di vivere questa fase è accettarla con tutte le sue paure e contraddizioni, viverla fino in fondo ed essere consapevoli che si tratta di qualcosa di temporaneo che prima o poi passerà.

Stiamo però ben attenti a non sminuire, mai, il disagio e il dolore di nostro figlio. Lui di certo non può attingere al nostro vasto bagaglio esperienziale, vive le sue angosce ed i suoi turbamenti come insopportabili ed insormontabili. Una mamma e un papà che cercano di aiutare e supportare il proprio ragazzo non devono in alcun modo minimizzare la sua angoscia, difatti potrebbero produrre un effetto contrario ed ecco il palesarsi di chiusure e resistenze. Risulta favorevole farsi partecipe delle sue emozioni e lanciare quel tipico messaggio di mamma e papà come “base sicura” :

Vai, esplora il mondo, se hai bisogno di me io sono qui!”.

Nel corso della nostra vita, il più delle volte la conoscenza di noi stessi passa per un percorso obbligato che si contraddistingue di tumulti interiori di solito espressi attraverso instabilità, incoerenze e da quel fastidioso ed irritante ciondolare tra posizioni estreme ed opposte. Accade che tutte quelle sensazioni, quei sentimenti, quegli stati d’animo complicati e confusi tipici dell’adolescenza, vengano poi o enfatizzati o banalizzati dai genitori, che naturalmente mal sopportano il soffrire dei propri ragazzi. Ecco che noi genitori dobbiamo nostro malgrado accettare quella “normalità” disarmonica dell’adolescenza e imparare ad assolvere al duro compito di moderatori attenti e partecipi alle diverse stramberie dei nostri figli.

Considerare normale un determinato comportamento della nostra vita è di per se complicato e limitante, il tutto sembra viaggiare lungo un continuum circoscritto da due polarità estreme. Diventa oltremodo macchinoso voler definire normale un comportamento in fase adolescenziale. In linea generale si può dire che un adolescente è “normale” quando risulta individualista, egocentrico e calcolatore e allo stesso tempo generoso, idealista e altruista.

Se vuoi scoprirne di più, parliamone…..

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