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a cura della dott.ssa sabrina Polverino.

INVITO DOCENTI

ALL’EVENTOIL MURO DI VETRO”

Napoli, 13/10/17

 

ASSOCIAZIONE SPAZIO GAD

 

Alla C/A del DIRIGENTE SCOLASTICO

 e del CORPO DOCENTE

 

EVENTO FORMATIVO GRATUITO

SIAMO LIETI DI INVITARVI ALL’EVENTO:

IL MURO DI VETRO in materia di DISABILITA’ INTELLETTIVA..

L’evento si terrà Sabato 21 Ottobre ore:10:00 presso la sede della nostra Associazione

sita in Via Niccolò Piccinni2, (Vomero) Napoli,(Ad. Giardinetti di Via Ruoppolo)

L’evento è gratuito, sarà gradita la prenotazione.

Nell’attesa di prossimi contatti, Le porgo i miei Cordiali Saluti.

Presidente

Dott.ssa Sabrina Polverino

 

 

 

 

EVENTO: IL MURO DI VETRO

evento il muro di vetro

 

 

 

 

 

Un cammino di felicità genuina.

a cura della dott.ssa Sabrina Polverino

 

felicità

Alcuni aspetti della nostra vita risultano invalidanti per la costruzione di una felicità, vera. Vi sono ostacoli emotivi e pratiche deleterie che possono e devono essere allontanate, se sul serio si aspira ad imboccare il complesso percorso verso la felicità genuina. Il cammino è piuttosto duro, ma la ricompensa determinerà una svolta epocale nella vita.

A cosa bisogna sottrarsi per tendere alla felicità?

Al rancore. E’ opportuno scacciare in fretta rancore, collera e risentimento quando avvertiamo che già da lungo tempo albergano in noi. Il rancore può condurci ad azioni stupide senza considerarne i rischi. La rabbia come si suole dire acceca e può guidarci verso un’autodistruzione. Queste emozioni andrebbero declinate in maniera più valida e costruttiva. La rabbia sprigiona una forza che può essere mutata in energia positiva e motivante. Un recente studio ha evidenziato che essere arrabbiati nell’immediato rende più ottimisti. Ciò può apparire un paradosso ma se la rabbia e il rancore vengono indirizzati in direzione di obiettivi benevoli, possono condurre ad un miglioramento graduale dell’umore ed ad una riparazione di un Sé, restituendolo più maturo e coeso. È inevitabile che uccellacci cattivi, quali rabbia e rancore, svolazzino di tanto in tanto sulla nostra testa, ma l‘importante è impedire che facciano il nido.

Ai rimpianti. Il passato non può essere mutato, ma si può modulare il presente e sperare nel futuro. Ogni qualvolta si compie una scelta siamo portati ad andare o verso la soluzione migliore o verso quella più giusta, raramente queste due alternative coincidono. Sarà solo il succedersi degli eventi a produrre una chiarezza. Se abbiamo dei rimpianti per un mancato traguardo o per determinati comportamenti nei confronti di noi stessi o di altre persone, molto probabilmente siamo ancora in tempo per cambiare rotta e per trovare la soluzione. Esistono tuttavia dei rimpianti inutili e difficoltà irrisolvibili. In questo caso cerchiamo di abbandonare i pensieri e le zavorre che ci legano troppo a situazioni precedenti della nostra vita e andiamo avanti. Il cavallo riuscirà a saltare l’ostacolo se guarderà oltre la siepe.

Al vittimismo. La sindrome di Calimero è quel atteggiamento proprio di chi si compiange oltre il dovuto per problemi futili e di chi crede di non avere alcun ruolo nel poter cambiare il corso della propria vita. Dunque non sempre siamo vittime. Con il vittimismo si tende a mettere da parte le proprie responsabilità rispetto agli obiettivi che ci si era prefissati, compresa la felicità stessa. Con tale comportamento si induce l’altro al senso di colpa ed ottenere ascolto, indulgenza, e protezione…ma saranno soluzioni effimere che verranno meno appena l’altro si ribellerà al ricatto morale.

Alla  sfida. Il sottrarsi a sfide e a continue competizioni rende l’esistenza più sana. Difatti è possibile vincere anche senza competere e senza sfidare gli altri. L’unica sfida che vale la pena di intraprendere è quella con se stessi. La vita non è fatta per essere sciupata con atti continui di paragone e di confronto. È consigliabile guardare dritto alla meta e non lasciarsi distrarre dai traguardi altrui. La motivazione viene fortemente minata allorché, noi stessi o qualcun altro, equipara la nostra performance a quella di un’altra persona. Non di rado ho ascoltato taluni genitori dire ai propri figli: “Sei stato molto bravo, ma tuo fratello ha fatto meglio!”. La gratificazione ricevuta dal ragazzino, in tal caso, sarà del tutto vana e poco motivante, vanificata dal confronto col fratello. Sarebbe bastato dire un semplice “Bravo!”.

Alle maldicenze. Prendere parte a tavole rotonde sul pettegolezzo potrebbe risultare molto pericoloso. Difatti prima ci si  diverte ad essere carnefici ma poi si rischia di diventare vittime predestinate. Chi va al mulino prima o poi s’infarina. Le persone non sono la somma delle opinioni altrui e non sono lo specchio degli altri. Non si deve mai cascare nella trappola di voler piacere a tutti per ricevere unicamente elogi o per eludere le disapprovazioni. La nostra personalità ne verrebbe del tutto snaturata. L’obiettivo sarà piacere e non compiacere. Poter esporre la propria opinione è sinonimo di libertà e non sussiste felicità senza la libertà.

Alla severità assoluta. È importante conservare serietà nello svolgere la propria professione, ma una cosa è lavorare con scrupolo, mentre altra cosa è essere cupi, sempre troppo concentrati su se stessi. Il ruolo non è tutta la persona. Sorridere a se stessi e agli altri potrà diventare una buona regola. Un compito che sarà ampiamente reso, risultando inoltre una strategia vincente per guadagnare nuovi attimi di felicità. Mirare ad un ideale assoluto di perfezione può far male e portare le persone ad isolarsi. Prefiggersi  una meta realistica e raggiungerla senza perdersi nelle minuzie del perfezionismo fa tendere ad un equilibrato benessere.

Per essere felici conviene avere un qualcosa da fare, un qualcosa d’amare e un qualcosa da sperare.

A cura della dott.ssa Sabrina Polverino.

 

Mi amo e perdono.

il perdono

“Non si dà amore senza possibilità di tradimento così come non si dà tradimento se non all’interno di un rapporto d’amore”(U. Galiberti).

Il tradimento appartiene all’amore come il giorno alla notte.

Per la vecchia psicoanalisi quando si ama un altro in realtà si ama sempre se stessi, si ama la nostra rappresentazione ideale che vediamo riflessa nell’amato. Una   visione dell’amore che ci appare del tutto disincantata e poco tenera, eppure in parte realistica.

Ci sono tuttavia amori che sono la prova contraria di tali valutazioni ciniche.  Sono amori dove in primo piano vi è il reale differente dell’altro, amori ove si rispettano le diversità e ci si sazia di esse. Sono amori complessi da costruire che non nascono dai i primi incontri, ma che arrivano solo dopo esperienze e consapevolezze dolorose e talvolta sconvolgenti.

Tuttavia anche questi amori non sono al riparo dal famelico tradimento.  Paradossalmente l’amore simbiotico risulta più resistente al tradimento in quanto chi ama, ama poi fondamentalmente se stesso e per coerenza se tradisce dovrà necessariamente tradire se stesso. Questo amore si protegge dal tradimento grazie alle sue nocive coerenze e se uno dei due tradirà avrà inevitabilmente smesso di amare.

L’amore maturo che si nutre di differenze e di spazi di solitudine, vede il tradimento comparire pian piano,  si insinua tra i silenzi del cuore e la compresenza dell’amore.

Ed ecco nascere l’oneroso dilemma del perdono…

Ma cos’è il perdono, se non la cessazione del risentimento e il voler rifiutare le punizioni o le vendette nei riguardi di chi ha sbagliato? Perdonare è dunque condonare e  riposizionare in  un delicato equilibrio la relazione di coppia.

Tale percorso risulta lungo, complesso e ricco di tumultuosi ripensamenti, di tensioni ed incertezze, causate da fosche ombre che spadroneggiano tra i ricordi.

Tale contorto viaggio possiede due diverse forme di perdono: il perdono condizionato e quello incondizionato.

Nel primo caso è obbligatorio stabilire vincoli a cui deve attenersi chi vuole essere perdonato:

  1. Chi ha tradito deve volere il perdono
  2. Chi ha tradito deve fare quello che gli si chiede.
  3. Chi ha tradito deve essersi pentito per l’errore commesso.

Tale forma di perdono celebra molto il concetto di amore condizionato, dove si ama solo se l’altro fa determinate cose o si comporta in una determinata maniera.

Con tale pratica è opportuno tener conto di alcuni aspetti focali, che è di base un baratto, uno scambio e che non è un gesto generoso d’amore. Difatti si perdona solo se  è conveniente e solo se si guadagna qualcosa. Accade dunque che il maturo gesto del perdono non dipenda più da se stessi  ma impropriamente finisca nelle mani dell’altra persona.

Riflettendo, se il fine ultimo del perdono è quello di liberarsi dalle zavorre pesanti stracolme di risentimenti e rancori che rendono la vita sempre più scarna di passaggi di felicità e se dunque il perdono libera, cosa accade se l’altro non vuole farsi perdonare e non è per nulla pentito?

Nessun perdono, nessuna liberazione, nessuna felicità?

Il perdono condizionato è un viaggio periglioso e un’arma a doppio taglio.

In apparenza può far sentire più forte dell’altro in quanto la situazione appare ricondotta su un piano subordinato,  in cui chi è tradito comanda e l’altro esegue.

Ma ciò non è sano in quanto rende la vitima completamente vulnerabile e dipendente dalle scelte altrui.

Il perdono condizionato purtroppo si fonda sulla subdola alternanza integrata del senso di colpa con meccanismi di disimpegno morale e dunque di autoassoluzione.

Può accadere quindi che il perdono cada vittima di giustificazioni morali con cui l’altro motiva la condotta agita con fini superiori, non dipendenti direttamente da lui(es. Ero ubriaco,  in preda all’alcool!).

Oppure può accadere che l’altro ridimensioni il dolore causato attraverso una distorsione concettuale del vero significato dell’azione.(es. E’ stato solo sesso!) oppure operi mediante un confronto tra la propria azione e condotte moralmente peggiori.( es. In fin dei conti mica ho ammazzato qualcuno?)

Il perdono potrebbe risultare inoltre vittima sia del dislocamento della responsabilità(es. Mi ha provocato di continuo, finché poi sono stato costretto a cedere), sia della diffusione della responsabilità(es. Sono cose che accadono a tutte le coppie prima o poi!) e sia della distorsione delle conseguenze.(es. In fondo, non è cambiato nulla, ti amo più di prima!)

Il perdono potrebbe infine venire snaturato da meccanismi tanto subdoli quanto malefici, quali la deumanizzazione(es. Tu non sai cos’è l’amore…e cosa significhi  soffrire per amore..);  l’attribuzione di colpa( es. Tu poi.. Mi lasciavi sempre da solo…)

A questo punto sembra proprio che ci siano ottime ragioni per lasciar perdere il perdono condizionato a favore del perdono incondizionato.

Col perdono incondizionato perdoni chi ti ha fatto del male, senza se e senza ma, perdoni e basta.

  1. Non pretendi nulla in cambio. L’altro non deve chiederti scusa, non deve essere pentito.
  2. Concedi il tuo perdono, elimini le emozioni negative, perché scegli di farlo.
  3. In questo caso la tua vita è completamente nelle tue mani, sei libero di scegliere di restare con questa persona o di lasciarla per sempre.
  4. L’emozione negativa legata al danno subito non dipende dalle scelte dell’altro.
  5. Scegli di perdonare senza chiedere niente e questo ti libera dalla sofferenza e ti porta alla felicità.

Il grande dilemma è che questo perdono è difficilissimo.

Occorre opporsi a tutti gli schemi sociali che circondano l’uomo sin dalla nascita e che concedono il perdono solo se vi è l’espiazione di una pena.

La prima ragione per cui è difficile perdonare è l’emozione negativa che si prova per quello che è successo.

La seconda ragione per cui è difficile perdonare è la paura di soffrire, o meglio di risoffrire,  si è convinti che se si perdona chi ci ha fatto del male, lo rifarà.

La terza ragione è che ci si sente vittima di un ingiustizia e si è costantemente alla ricerca di giustizia per il torto subito, ma ahimè,  il confine tra giustizia e vendetta si fonda su un crinale sottile e labile.

Il perdono si erige sul bene che si nutre per se stessi. Più si è alla ricerca del bene più sarà semplice  perdonare.

Perdonare è un arte che si apprende e nessuno può definirsi inabile al perdono se solo  un giorno ha saputo Amare.

A cura della dott.ssa Sabrina Polverino.

 

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