Mangiano troppo!

I bimbi possono avere un cattivo rapporto col cibo e sembra quasi che la loro fame non si plachi mai. Può accadere che dopo un’ora dal pasto principale dicono di avere ancora fame. Perché ciò avviene? Qual è la cosa giusta da fare? L’ obesità sempre più colpisce i bambini e non va mai sottovalutata, potrebbe nascondere un grande disagio.

Nei primi mesi della nostra vita i confini tra noi e l’altro non sono ancora chiari e viviamo quasi in simbiosi con la persona che si occupa di noi, che nella stragrande maggioranza dei casi, è la nostra mamma. Il cibo, in questa fase assume un ruolo primario in quanto viene associato a quel senso di appagamento e benessere che ci rende sicuri e sereni. Si crea dunque uno schema indelebile nella mente di ogni bambino, che verrà attuato ogni qualvolta, negli anni successivi, avvertirà quel bisogno di rivivere la sensazione piacevole che nasceva dal contatto con la pelle della propria mamma.
Accade spesso che il bambino in momenti di forte debolezza, quali possono essere ad esempio le possibili difficoltà a scuola o i turbinii e i cambiamenti di mamma e papà che si separano o ancora i diversi mutamenti fisiologici del proprio corpo, possa ricorrere al cibo per ottenere quel senso di appagamento e benessere. È molto plausibile che dietro la continua richiesta di cibo, i nostri bambini celino una grande paura che poi determinerà un forte bisogno di certezze. La ricerca affannosa di cibo potrebbe indicare la presenza di un carico emotivo inespresso ed è proprio dei genitori l’oneroso compito di creare uno spazio per far emergere tali emozioni. Il confronto, nei limiti della conflittualità, con la propria mamma e/o con il proprio papà, può indurre il bambino a verbalizzare il proprio disagio, anche se bisogna essere molto accorti in quanto se i conflitti diventeranno gli unici canali comunicativi della famiglia, risulteranno poi paradossalmente un rinforzo alla condotta errata del bambino.
Di sicuro stabilire qualche regola da far rispettare a tavola può rappresentare un buon inizio. Definire un limite aiuta a non cadere in confusione. Difatti chiarire senza contraddizioni ciò che si può o che non si può fare, aiuta a far rispettare le regole ma soprattutto i bambini impareranno a trovare presto altre fonti di soddisfazione e appagamento. Risulta utile, quando il bambino dopo un pranzo più che soddisfacente chiede ancora del cibo, spostare la sua attenzione verso altre condotte gratificanti. Ad esempio chiediamogli di fare qualcosa insieme, come disegnare o colorare e oltretutto fargli notare quanto poi sia stato bravo in quel compito, oppure far notare quanto sia abile nell’aiutare mamma e papà a sparecchiare la tavola…..Insomma gratifichiamo i nostri figli e facciamoli sentire unici…..ma soprattutto facciamoli sentire in quel momento importanti e al sicuro.
Poi, cara mamma e caro papà, bisogna imparare anche a dire di no. Difatti i “no” che successivamente, per sfinimento, diventano “si” , gettano nella totale confusione i bambini. Un “no” che resta tale comunica invece la giusta sicurezza. Dunque è del tutto deleterio che i genitori, in presenza dei propri figli, discutano le regole e la giusta linea da dettare, bisogna che ciò diventi una missione segreta di mamma e papà, una volta stabilita, impegnarsi insieme a mantenerla. Cari genitori sarà soprattutto questo a conferirvi ruolo e autorevolezza.

Un bambino sano si nutre anche di attenzione e di amore

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