Mal di scuola??

“Mamma, papà, oggi proprio non posso andare a scuola: ho mal di pancia!”. Tutti i genitori hanno sentito questa frase, almeno una volta nella vita. Può capitare a tutti i bambini, anche ai più grandicelli, di lasciarsi prendere dalla pigrizia o da una qualsiasi paura ed inventare pretesti per rimanere a casa. Solo se i bambini si sentiranno sicuri, ascoltati e protetti supereranno meglio le loro ansie e le loro paure.

Talune volte il non voler andare a scuola potrebbe rappresentare anche un semplice capriccio, ma spesso dietro quel banale rifiuto il bambino può nascondere serie problematiche. Quindi la reazione di mamma e papà non dovrebbe mai essere troppo litigiosa e autoritaria, tali comportamenti potrebbero comportare nel bambino una forte chiusura e resistenza. Il bambino a modo suo ci sta chiedendo aiuto!! Proviamo per un attimo a metterci nei suoi piccoli panni…. e domandiamoci: io chiederei mai aiuto a qualcuno che non vuole ascoltarmi?
È anche vero però che i bambini spesso pronunciano quella fatidica frase proprio quando sono sul ciglio della porta e tutti siamo pronti per uscire ed andare a lavoro e forse siamo anche un po’ in ritardo! La circostanza non permette di comprendere cosa stia sul serio succedendo. Accade che in quegli attimi, cara mamma e caro papà, bisogna trasformarsi in mediatori abili ed esperti!! Risulta utile servirsi di frasi rassicuranti, come: “ amore mio anch’io preferirei restare a casa, ma devo fare il mio dovere e andare al lavoro, però ti prometto che oggi appena finisco, passo a prenderti e facciamo qualcosa di speciale insieme. Ti è venuta qualche idea? Pensaci mentre stai a scuola”.
Indurre il bambino a convogliare i propri pensieri verso una dimensione prospettica, del tutto positiva per lui, potrebbe dissuaderlo dal suo atteggiamento oppositivo. È importantissimo, in tal caso, mantenere però la promessa fatta. Se l’inquietudine del bambino persiste anche nei giorni successivi, sarà necessario rivolgersi all’insegnante per incominciare a capirne di più. Difatti tali atteggiamenti possono anche essere l’espressione di problematiche legate all’apprendimento o a piccoli contrasti avvenuti in classe con gli altri compagni.
Risulta importante prendere atto che non è semplice trovare la giusta soluzione. I bambini ci chiedono aiuto, ma ci chiedono aiuto per imparare anche a fare da soli.

Di seguito tre piccoli suggerimenti:

  • Innanzitutto è importante trasferire il bambino sul piano della verbalizzazione dello stato emotivo(“sei triste? sei scoraggiato? sei scontento?”), dimostrandoci comprensivi ed empatici…….descrivendo le emozioni che vivevamo anche noi quando ci siamo trovati a dover fronteggiare la stessa esperienza;
  • Incoraggiare il bambino ad individuare una soluzione (“Cosa pensi di fare adesso?”). E’ importante, in tale fase, non dare consigli e suggerimenti, risulta sufficiente un ascolto attivo.
  • Domandare al bambino di immaginare le eventuali conseguenze della sua soluzione (“Secondo te, si risolverà tutto se farai in questo modo?”).In tale maniera anche se con difficoltà i bambini faranno emergere i motivi del loro disagio e quali sono quei pensieri e quelle circostanze che li spaventano. Talune volte ci troveremo difronte a situazioni semplici e in tal caso bisogna essere accorti a non sminuire, mai, il problema, in quanto il bambino lo vive comunque come pesante ed insopportabile. Il bambino potrebbe sentirsi incompreso e riproporre nuovamente schemi di chiusura e resistenza. Altre volte riscontreremo problematiche ben più complesse, causate spesso da eventuali disturbi dell’apprendimento o da fenomeni di bullismo a scuola.

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