E’ proprio il caso del piccolo Barron Trump, di soli 10 anni, figlio dell’omonimo presidente degli Stati Uniti d’America, che oggi offre a noi clinici dell’Associazione Spazio Gad, una buona occasione per definire, in maniera chiara, cos’è l’autismo infantile.

L’autismo, o tecnicamente definito come Disturbo dello spettro dell’autismo (DSM V) insorge nei primi anni di età del bambino e dunque non di rado viene utilizzato anche il termine autismo infantile. Le caratteristiche salienti del disturbo dello spettro dell’autismo ravvisano una compromissione persistente della comunicazione sociale e dell’interazione sociale accompagnate da modalità di comportamento e di interessi ristrette e ripetitive. Il tempo in cui la compromissione funzionale diventa manifesta si differenzia in base alle caratteristiche dell’individuo e del suo ambiente. Le specifiche diagnostiche centrali possono risultare evidenti nel periodo dello sviluppo, ma i possibili interventi, le diverse modalità di  comprensione e il supporto possono camuffare le difficoltà almeno in alcuni contesti. Le manifestazioni del disturbo variano molto anche in base al livello di gravità della condizione autistica, al livello di sviluppo e all’età cronologica del bambino, da qui il termine spettro.

L’Autismo infantile insorge nei primi 3 anni di vita con modalità spesso subdole e mal definite. I genitori sono le prime persone a rendersi conto di un problema di sviluppo.  Le diagnosi risultano più valide e affidabili quando si basano su più fonti di informazione tra cui le osservazioni del clinico, ciò che viene riferito dai genitori e quando è possibile, le informazioni portate dallo stesso bambino. I primi campanelli di allarme solitamente sono: ritardo dello sviluppo linguistico, non risposta al nome, scarso e incostante contatto con lo sguardo, scarso interesse per gli altri e per le loro attività, scarso interesse per gli altri bambini, presenza di comportamenti stereotipati come interesse eccessivo per alcuni oggetti o parti di oggetti, eccessivo attaccamento a comportamenti routinari, presenza di stereotipie delle mani e/o del corpo.

Sono molti gli studiosi che quando parlano di Disturbi dello Spettro Autistico collocano l’individuo secondo un asse di neurotipicità o di neurodiversità. Ciò implica di considerare gli individui con disturbi dello spettro autistico come individui caratterizzati soprattutto da un diverso modo di percepire la realtà che conseguentemente ne condiziona il comportamento e le abilità comunicative.

Col termine Neurotipico convenzionalmente viene descritta tutta la popolazione non autistica con un’organizzazione neurologica che non riconduce ad una diagnosi di autismo, per contrapposizione gli autistici vengono definiti Neurodiversi. L’espressione neurodiversità comunque non è sinonimo di disabilità in quanto esistono forme autistiche non patologiche. Così come l’espressione neurotipico non può essere intesa come sinonimo di salute in quanto esistono forme e condizioni neurotipiche patologiche.

Il caso di Barron Trump che sta spopolando su tutti i tabloid e sulla rete dimostra perfettamente quanto sopra esposto. Ma come mai il figlio di Barron Trump è diventato così virale? Partiamo dall’inizio. Lo scorso novembre, durante la cerimonia in cui si proclamava la vittoria di Donald Trump alle elezioni di Presidente degli Stati Uniti d’America, il giovane Barron, suo ultimo figlio, ha mostrato comportamenti non “consoni” al contesto: applaude senza che le mani si tocchino mai, facendo solo un semplice movimento speculare; sembra non riuscire a mantenere una posizione ferma sulla sedia, ma si muove in modo nervoso; sfugge gli sguardi altrui; evita il contatto e non tollera essere toccato; è l’unico a non sorridere durante la proclamazione; durante il discorso del padre, fa continue smorfie e sembra avere difficoltà a restare sveglio. Tutto ciò ha dato il via a social-diagnosi psicopatologiche non immuni a diverse reazioni  da parte del mondo!

Il fatto che sia figlio del presidente non ha impedito ai bulli di prendere di mira Barron, il quale è diventato vittima non solo dei coetanei, ma soprattutto dei media. Questa sorta di bullismo mediatico non è qualcosa di nuovo: prima è capitato alle figlie dell’ex presidente Obama, verso le quali sono stati usati epiteti razzisti tra i più vari, con il successivo insorgere di manifestazioni a loro difesa; cosa cambia adesso? Cambia che Barron è figlio di Donald Trump, un uomo ricco e pieno di sé, certo delle proprie convinzioni verso le donne, verso il mondo LGBT, verso il vaccino, ritenuto principale causa dell’autismo. Riprendendo l’ultimo punto, molti ipotizzano che l’avvicinarsi, del presidente, alla sindrome autistica sia solo una propaganda messa in atto durante i dibattiti preelettorali; altri, invece, credono che dietro questo suo interesse ci sia qualcosa di più concreto, cioè che Barron sia realmente autistico. I rischi di tali idee, portate avanti dall’uomo più importante e potente del mondo, fanno cadere nello sconforto tutte quelle persone, scienziati e non, che attraverso le loro ricerche progrediscono nella creazione di strumenti, sempre migliori, che possano accorciare i tempi di diagnosi della sindrome autistica, impauriti dalla possibilità che sempre più genitori evitino di vaccinare i propri figli per qualcosa che non ha rilevanza scientifica.

Le cause di tale disturbo risultano ad oggi ancora del tutto ignote. L’ipotesi che oggi gode di maggiore credito è che il disturbo si sviluppi come conseguenza di un’alterazione a livello cerebrale (disturbo neurobiologico) influenzata dalla genetica. Per la questione della presunta responsabilità del vaccino MPR (contro morbillo, parotite, rosolia), l’intera Comunità scientifica è concorde nel respingere una simile accusa in quanto nulla è mai stato dimostrato al riguardo. Gli studi effettuati su bambini vaccinati e non vaccinati hanno evidenziato che l’incidenza dell’autismo era la stessa sui entrambi i gruppi.

Non sappiamo se il piccolo sia diventato famoso perché figlio del leader americano non accettato dalla maggior parte degli elettori o perché prima persona autistica “insediata” nella Casa Bianca o per altre migliaia di motivi, sta di fatto che è un bambino e nessuna condizione, fisica, psicologica o sociale dovrebbe, anzi deve impedirgli di vivere un’infanzia felice, quella che ogni bambino merita!

A cura

dott.ssa Sabrina Polverino

dott.re Carlo Napoletano