Sindrome da Deficit di Attenzione/Iperattività

Segni predittivi e falsi miti.

Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, o ADHD, è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo. Recenti studi hanno evidenziato che l’ADHD non è un disturbo dell’attenzione in sé, ma scaturisce da un insufficienza evolutiva dei circuiti cerebrali che regolano l’inibizione e l’autocontrollo. Di conseguenza si manifestano difficoltà di attenzione e concentrazione, di controllo degli impulsi e del livello di attività.

Tali problematiche derivano sostanzialmente dalla difficoltà che il bambino ha nel regolare il proprio comportamento in funzione alla gestione del tempo, delle performance da portare a compimento e dai continui stimoli presenti nell’ambiente.

E’ bene specificare che l’ADHD:

    • non è una fase di sviluppo normale che ogni bimbo deve superare;

    • non è nemmeno il risultato di regole educative inefficaci;

    • e di sicuro non è dovuto alla “cattiveria” di un bambino.

      I genitori sono coloro che maggiormente subiscono le conseguenze del comportamento irrequieto del proprio bambino e capita molto spesso che le altre persone all’inizio provano ad ignorare quelle condotte burrascose, ma poi intervengono nel tentativo di porre un freno all’eccessiva “vivacità” del bambino. Ma accade puntualmente che non riuscendoci, concludono che quel bimbo sia semplicemente maleducato. Non tardano, dunque, ad arrivare anche le conclusioni affrettate e cariche di pregiudizi e non di rado i genitori sono costretti a subire lezioni di strategie psicoeducative da strapazzo. Le persone più temerarie osano andare oltre e quei i poveri genitori vengono poi giudicati come i principali responsabili degli impulsivi comportamenti del bambino, in quanto troppo tolleranti ed eccessivamente permissivi.

      Ora, come può fare un genitore a comprendere se i comportamenti del proprio bambino sono potenzialmente imputabili all’ADHD?

      Di seguito la Scala SDAG che nasce proprio per quei genitori che desiderano comprendere se le condotte ricorrenti dei propri bambini sono potenzialmente riconducibili a deficit di attenzione/iperattività.

      Valori ammessi:

      0 – mai

      1 – qualche volta

      2 – spesso

      3 – molto spesso

      Indicare con crocetta la casella che meglio descrive questo bambino in rapporto a coetanei dello stesso sesso.
      Mai

      Qualche

      volta

      Spesso

      Molto

      spesso

      Scala A (Disattenzione)
      1. Incontra difficoltà nell’esecuzione di attività che richiedono una certa cura.

      0

      1

      2

      3

      2. Ha difficoltà a mantenere l’attenzione nello svolgere incarichi, compiti o nelle attività varie, interrompendosi continuamente o passando ad attività differenti.

      0

      1

      2

      3

      3. Quando gli si parla sembra non ascoltare.

      0

      1

      2

      3

      4. Non segue fino in fondo le istruzioni e non porta a termine i compiti di scuola, le commissioni che deve fare o gli incarichi

      (ma non per comportamento oppositivo o incapacità a seguire le direttive).

      0

      1

      2

      3

      5. Ha difficoltà a organizzarsi negli incarichi, nelle attività, nei compiti.

      0

      1

      2

      3

      6. Evita, non gli piace o è riluttante ad affrontare impegni che richiedono uno sforzo mentale continuato (ad es. i compiti di scuola).

      0

      1

      2

      3

      7. Non tiene in ordine le sue cose e perde spesso ciò che gli necessita per il lavoro o le attività (ad es. giocattoli, diario, matite, libri).

      0

      1

      2

      3

      8. Si lascia distrarre facilmente da stimoli poco importanti.

      0

      1

      2

      3

      9. E’ sbadato, smemorato, nelle attività quotidiane.

      0

      1

      2

      3

      Totale (pos 14)

      Scala B (Iperattività/Impulsività)

      1. Da seduto giocherella con le mani o con i piedi o non sta fermo o si dimena.

      0

      1

      2

      3

      2. Lascia il suo posto in classe o in altre situazioni dove dovrebbe restare seduto.

      0

      1

      2

      3

      3. Corre intorno e si arrampica di continuo, quando non è il caso di farlo (nell’adolescenza può trattarsi per lo più di irrequietezza).

      0

      1

      2

      3

      4. Ha difficoltà a giocare o a intrattenersi tranquillamente in attività ricreative.

      0

      1

      2

      3

      5. E’ sempre “sotto pressione” o spesso si comporta come se fosse azionato da un motore.

      0

      1

      2

      3

      6. Non riesce a stare in silenzio: parla troppo.

      0

      1

      2

      3

      7. “Spara” le risposte prima che sia terminata la domanda.

      0

      1

      2

      3

      8. Ha difficoltà ad aspettare il suo turno.

      0

      1

      2

      3

      9. Interrompe o si intromette (per esempio nelle conversazioni o nei giochi degli altri).

      0

      1

      2

      3

      Totale (pos 14)

      DSM IV Scale SDAG Cornoldi, Gardinale, Masi, Pettenò 1996

      Attenzione: se il punteggio totale è maggiore di 14 si consiglia un approfondimento diagnostico.

      A chi rivolgersi?

      Per poter adeguatamente valutare un bambino con ADHD il clinico deve poter leggere il disturbo all’interno di un contesto psico-clinico, in quanto l’iperattività e il disturbo d’attenzione non sono sinonimi di ADHD e possono essere spiegati anche con altre cause. Ad oggi l’approccio multi-professionale risulta essere quello di maggior efficacia, sia da un punto di vista meramente diagnostico, sia da un punto di vista terapeutico.

      Per tale motivo presso l’Associazione Spazio Gad i genitori possono trovare un’ equipe di esperti, tra cui psicologi, neuropsicologi, neuropsichiatri infantili, psicopedagogisti ed educatori professionali, che collaborano al fine di garantire all’utenza, diagnosi e interventi terapeutici altamente professionali.

      A cura della

      dott.ssa Sabrina Polverino

      dott.ssa Alessandra Mori